venerdì 29 gennaio 2010

Il foglio bianco, una vigilessa e un uomo di teatro.


Ero giovane e sprovveduto quando durante una piccola intervista ad un direttore creativo, che facevo per dare un senso concreto alla mia tesi di laurea, ascoltai con timore reverenziale le seguenti parole: "Sai...una ragazza, anche brava, si è licenziata una settimana fa, ha accettato un posto da vigile urbano, diceva di avere l'ansia da foglio bianco. Diceva di non sopportare più il fatto di dover ricominciare ancora e ancora, il più delle volte...".
Ascoltavo e i miei occhi sicuramente si saranno ingigantiti, i miei pensieri erano tutti rivolti allo stato ansioso di una donna che vedevo in piedi al centro di una piazza qualunque, con la paletta e il fischietto, in preda ad una sudarella clamorosa, tale da non riuscire nemmeno a sfilare i guanti o stringere una penna per scrivere una multa, la vedevo tremare e pensavo, anzi temevo, che la cosa avrebbe un giorno potuto colpire me, come quella povera sventurata.
L'altra sera sono davanti al mio pc e su youtube ascolto con interesse l'intervista di Daria Bignardi, di qualche tempo fa, ad un artista di teatro, molto bravo, eccentrico, svitato e molto simpatico, ahime la memoria non ricordo il nome. Sono rimasto molto colpito quando dalla sua bocca sono uscite le seguenti parole: "Io amo la pagina bianca. Amo il momento che precede la mia creatività. Vedo quel foglio povero di fantasia, senza anima e già so che tra qualche ora sarà più vivo di quanto potrebbe mai immaginarsi".
Ovvio il rimbalzo temporale e il sospiro di solievo che ho tirato.
La differenza nell'approccio mentale indubbiamente rappresenta anche la differenza nell'approccio al lavoro che si sta per fare, ma alla vita in generale.
Lei, la vigilessa, vedeva nel bianco un'angoscia (ma come non capirla), lui, l'artista, ne vedeva un costante stimolo. Il fatto che lei stesse per diventare vigilessa e che lui osse un'artista non cambia tanto le cose; certo il bianco spaventa, come le situazioni che non conosciamo, come i cambiamenti, come le idee che non trovano riferimento, ignote, sono come strade buie, solo i più coraggiosi ci si buttano dentro e ne escono gloriosi, gli altri vengono bloccati, magari, da una vigilessa che ci avvisa di essere contromano.

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