sabato 6 giugno 2026

Ubi maior, minor cessat.

 

Sono passati tipo, quasi, due anni e qualcosa, da quando hai firmato quel foglio.
Hai tentato di chiudere le labbra ma il calcio sui denti ti è arrivato comunque e t'ha fatto pure male.

Sempre nell'ottica di ritrovarmi un giorno vecchio e bavoso, e farmi due risate alla faccia di quelli che pensavi contasse, invece poi, davanti al salto più grande (che tu figuri come la tua paura appunto più grande, ovvero un salto nel vuoto senza elastico tipo Vanilla Sky), invece capirai che contava meno di un cazzo, segue il breve riassunto di quello che sta succedendo.

Non sei mai stato più amato di così.
È un disastro di certezze sentimentali. Non è mai un continuo sali e scendi, è un continuo infinito di pace e serenità, di comuni indirizzi, a volte intenzioni, di qualcosa che sembra fatto apposta per farti capire che la giustezza dell'amore non sta negli strappi del tira e molla, ma nella delicatezza della seta, nel modo in cui, semplicemente "scivola".

Ti senti amato ma non riesci a dare lo stesso. E questo ti infastidisce assai.

Hai una vita che sembra vera.
Il tuo cervello non è perennemente legato a scadenze e progetti.
Non temi di perdere un messaggio o una chiamata.
Non prendi più lo xanax, e la cosa che più ti rende orgoglio è che l'hai voluto smettere tu, di botto (sbagliando medicalmente) ma hai detto semplicemente "non sei tu che mi aiuti a uscire da stammerda" e quindi ciao. 
C'è comunque una boccetta in bagno, scadenza Aprile 2027 (mai dire mai).
Viaggi meno. E ti duole di sta cosa.
Hai conosciuto persone diverse, non hanno niente a che vedere col passato, nemmeno col lavoro, non finisci-quando sei con loro- di sparlare di come quello va da una parte o dall'altra.
Se qualcuno ti invita ad una cena, puoi dire sì, e sei sicuro di andare.
Gli inviti ai matrimoni sono solo "accidenti la quota", non "che cazzo mi invento per non dire sì, visto che non so che farò in quel periodo?"

Giochi a tennis, meno, fai poco stretching e ti sei sfasciato la schiena.
Riprenderai.
Fai esercizi. Sei più muscoloso.
I tuoi nipoti crescono e sono talmente belli che ti spaventa fare figli pensando che potrebbero essere meno belli di loro. Ma ti muori per sapere che faccia farebbero sapendo di diventare cugini.

Mamma e papà invecchiano ma tengono botta. Si lamentano, più mamma, e tu non fai altro che ricordarle che rispetto alle malattie vere una piccola artrite non è una minchia. Lei ti dice che sei poco lungimirante, tu le dici che è paranoica.
La verità non sta nel mezzo, sta nel fatto che non vai a Roma e per te loro sono come quando avevi 24 anni e te ne sei andato. Gli anni sono numeri che tu sembri non saper/voler leggere.
Sarai spaventato? Può essere, ma tanto trovi sempre un pensiero più grande per mettere in ombra questo. Ti scoppierà in mano? Speriamo molto dopo che lo xanax sia scaduto.

Hai due/tre idee buone per un romanzo. Ma niente.

Ci pensi meno, ma ci pensi, a Londra (è un codice, ricordatelo, e fatte na risata).
I ricordi delle cose potenziali, ma inespresse, so sempre quelli che tendiamo a immaginare come "quelle giuste" "quelle perfette" "quelle, quelle!". Ma se sono rimaste inespresse, forse, un motivo ci sta. E tu un paio li sai.


Adesso la piaga, quella che fa sembrare tutto il buono, la condanna vera.
A lavoro ti senti solo. Non ti sei mai sentito più lasciato morire di così.
Sei passato dall'odio all'indifferenza per tutti quelli che prima sorridevano e poi hanno semplicemente iniziato ad evitarti. Non erano amici prima, perché avrebbero dovuto esserlo dopo. 
E poi, veramente, ma chi è sta gente?
Hai iniziato a lavorare per i soldi, la cosa ti intristisce enormemente.
Hai combattuto per non scendere a compromessi e adesso è il solo modo per rimanere attaccato al cordone ombellicale della "bellezza di un lavoro in cui si fanno idee".
Ami ancora sto lavoro. Maledetto lui e te.
Non hai rotto il cazzo a nessuno veramente per farti aiutare. Ne sei contento, non ti sei violentato, ma non saprai mai se ha davvero aiutato. Più no che sì.
Lavori per una persona che non capisci come sia possibile che abbia ciò che ha.
Sei principalmente costretto ad arrenderti, all'inizio c'hai provato, poi hai raggiunto questa conclusione "le cose belle di questo lavoro le ho fatte e so quali sono, queste so tutte cose medie, quindi sai che ti dico, rovinale pure". È una battaglia che non posso vincere. Ne ho già persa una, e mi basta quella.

Vorresti una seconda possibilità che nessuno ti darà mai, per due motivi:
il sistema è collassato,
Sta/è passato troppo tempo.

Se la speranza è l'ultima, è morta anche lei.

La sfida forse più grande rimane sempre quella personale.
La sfida più grande è Luca.
Lui si che te lo ricorderai, prima di quel salto.
Sbatti la faccia tutti i giorni su quello che è stato, sul delta siderale che si è creato tra le due strade, umanamente e professionalmente.
Guardi quello che è e pensi due cose:
1 ma come è possibile
2 secondo me se fosse capitato al contrario lui (al posto mio) non teneva botta

e poi pensi la terza che è quella che ti fa più male ovvero che
3 tu al posto tuo, lui, non ce lo avresti mai lasciato

Ti chiedi se sei capace davvero.
Ti chiedi se sei bravo, se lo sei mai stato, se quello che pensi è corretto.
Vorresti un confronto serio, un posto in cui ci sia qualcuno in cui ti rifletti, sia giovane che anziano.
Hai cercato un mentore tutta la vita, ne avevi trovati due (pazzi da legare) l'hai lasciati per un ruolo (di persé non avevi mai ragionato così) e forse sarebbe anche bastato dire "no va bene così", ma tu sai (in cuor tuo) che stavano provando a dividervi e anche per questo non c'hai pensato molto.

Stai per andare a Cannes, non ci vuoi andare, avrai mal di stomaco tutto il tempo.
Non riesci a schiodarti il pensiero di vederti per cosa gli altri possono pensare di te.
Manco avessi ammazzato due gemelli di quattro anni e bevuto il loro sangue, e col fegato c'hai fatto la pajata.

Hai visto quel contenuto in cui una tizia dice che noi viviamo dell'idea che gli altri hanno di noi.
Ognuno ha la sua, di me, e di tutti quelli che conosce, boh che penseranno.

Ti sei sentito dire "tu non sei abizioso".
Appena l'ho sentito ti è venuto quasi da piangere come se a dirtelo (che era comunque un cojone) una persona non avesse capito l'evirazione che m'hanno fatto due anni fa, di come m'hanno cotto, fatto lo scalpo, masticato e sputato, gettato nell'umido, solo perchè volevo mettercela tutta nel cercare di fare bene e meglio.
Fosse vero? Hai perso l'ambizione. Magari campi meglio.


Boh

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