martedì 3 novembre 2026

LAMENTATIO IN SALSA JAMIROQUAI (inutile photoshooting)

 

Non so se è peggio sapere quello che sto facendo consapevole che non mi porterà da nessuna parte, o non sapere cosa sto facendo perché mentre lo faccio mi chiedo in continuazione se è giusto che lo stia facendo.


Leggi Lacan, è difficile, e hai imparato che il presente non esiste, cioè esiste in quanto processo utile nel futuro a capire se è stato utile oppure no.
Quindi le risposte, se vuoi averle, arrivano dopo. Poco dopo, tanto dopo, dopo, comunque.
Bello per uno che fa della pazienza la sua qualità migliore.


Ricordati qualcosa.
Immagina ci sia la foto di quando a Luglio hai vinto il tuo primo torneo Fit.
Hai vinto 4 turni, non hai perso un set.
Stasera vai dalla nutrizionista al primo richiamo.

Siamo al giro in cui potrebbero essere 3 anni senza un badge.






sabato 6 giugno 2026

Ubi maior, minor cessat.

 

Sono passati tipo, quasi, due anni e qualcosa, da quando hai firmato quel foglio.
Hai tentato di chiudere le labbra ma il calcio sui denti ti è arrivato comunque e t'ha fatto pure male.

Sempre nell'ottica di ritrovarmi un giorno vecchio e bavoso, e farmi due risate alla faccia di quelli che pensavi contasse, invece poi, davanti al salto più grande (che tu figuri come la tua paura appunto più grande, ovvero un salto nel vuoto senza elastico tipo Vanilla Sky), invece capirai che contava meno di un cazzo, segue il breve riassunto di quello che sta succedendo.

Non sei mai stato più amato di così.
È un disastro di certezze sentimentali. Non è mai un continuo sali e scendi, è un continuo infinito di pace e serenità, di comuni indirizzi, a volte intenzioni, di qualcosa che sembra fatto apposta per farti capire che la giustezza dell'amore non sta negli strappi del tira e molla, ma nella delicatezza della seta, nel modo in cui, semplicemente "scivola".

Ti senti amato ma non riesci a dare lo stesso. E questo ti infastidisce assai.

Hai una vita che sembra vera.
Il tuo cervello non è perennemente legato a scadenze e progetti.
Non temi di perdere un messaggio o una chiamata.
Non prendi più lo xanax, e la cosa che più ti rende orgoglio è che l'hai voluto smettere tu, di botto (sbagliando medicalmente) ma hai detto semplicemente "non sei tu che mi aiuti a uscire da stammerda" e quindi ciao. 
C'è comunque una boccetta in bagno, scadenza Aprile 2027 (mai dire mai).
Viaggi meno. E ti duole di sta cosa.
Hai conosciuto persone diverse, non hanno niente a che vedere col passato, nemmeno col lavoro, non finisci-quando sei con loro- di sparlare di come quello va da una parte o dall'altra.
Se qualcuno ti invita ad una cena, puoi dire sì, e sei sicuro di andare.
Gli inviti ai matrimoni sono solo "accidenti la quota", non "che cazzo mi invento per non dire sì, visto che non so che farò in quel periodo?"

Giochi a tennis, meno, fai poco stretching e ti sei sfasciato la schiena.
Riprenderai.
Fai esercizi. Sei più muscoloso.
I tuoi nipoti crescono e sono talmente belli che ti spaventa fare figli pensando che potrebbero essere meno belli di loro. Ma ti muori per sapere che faccia farebbero sapendo di diventare cugini.

Mamma e papà invecchiano ma tengono botta. Si lamentano, più mamma, e tu non fai altro che ricordarle che rispetto alle malattie vere una piccola artrite non è una minchia. Lei ti dice che sei poco lungimirante, tu le dici che è paranoica.
La verità non sta nel mezzo, sta nel fatto che non vai a Roma e per te loro sono come quando avevi 24 anni e te ne sei andato. Gli anni sono numeri che tu sembri non saper/voler leggere.
Sarai spaventato? Può essere, ma tanto trovi sempre un pensiero più grande per mettere in ombra questo. Ti scoppierà in mano? Speriamo molto dopo che lo xanax sia scaduto.

Hai due/tre idee buone per un romanzo. Ma niente.

Ci pensi meno, ma ci pensi, a Londra (è un codice, ricordatelo, e fatte na risata).
I ricordi delle cose potenziali, ma inespresse, so sempre quelli che tendiamo a immaginare come "quelle giuste" "quelle perfette" "quelle, quelle!". Ma se sono rimaste inespresse, forse, un motivo ci sta. E tu un paio li sai.


Adesso la piaga, quella che fa sembrare tutto il buono, la condanna vera.
A lavoro ti senti solo. Non ti sei mai sentito più lasciato morire di così.
Sei passato dall'odio all'indifferenza per tutti quelli che prima sorridevano e poi hanno semplicemente iniziato ad evitarti. Non erano amici prima, perché avrebbero dovuto esserlo dopo. 
E poi, veramente, ma chi è sta gente?
Hai iniziato a lavorare per i soldi, la cosa ti intristisce enormemente.
Hai combattuto per non scendere a compromessi e adesso è il solo modo per rimanere attaccato al cordone ombellicale della "bellezza di un lavoro in cui si fanno idee".
Ami ancora sto lavoro. Maledetto lui e te.
Non hai rotto il cazzo a nessuno veramente per farti aiutare. Ne sei contento, non ti sei violentato, ma non saprai mai se ha davvero aiutato. Più no che sì.
Lavori per una persona che non capisci come sia possibile che abbia ciò che ha.
Sei principalmente costretto ad arrenderti, all'inizio c'hai provato, poi hai raggiunto questa conclusione "le cose belle di questo lavoro le ho fatte e so quali sono, queste so tutte cose medie, quindi sai che ti dico, rovinale pure". È una battaglia che non posso vincere. Ne ho già persa una, e mi basta quella.

Vorresti una seconda possibilità che nessuno ti darà mai, per due motivi:
il sistema è collassato,
Sta/è passato troppo tempo.

Se la speranza è l'ultima, è morta anche lei.

La sfida forse più grande rimane sempre quella personale.
La sfida più grande è Luca.
Lui si che te lo ricorderai, prima di quel salto.
Sbatti la faccia tutti i giorni su quello che è stato, sul delta siderale che si è creato tra le due strade, umanamente e professionalmente.
Guardi quello che è e pensi due cose:
1 ma come è possibile
2 secondo me se fosse capitato al contrario lui (al posto mio) non teneva botta

e poi pensi la terza che è quella che ti fa più male ovvero che
3 tu al posto tuo, lui, non ce lo avresti mai lasciato

Ti chiedi se sei capace davvero.
Ti chiedi se sei bravo, se lo sei mai stato, se quello che pensi è corretto.
Vorresti un confronto serio, un posto in cui ci sia qualcuno in cui ti rifletti, sia giovane che anziano.
Hai cercato un mentore tutta la vita, ne avevi trovati due (pazzi da legare) l'hai lasciati per un ruolo (di persé non avevi mai ragionato così) e forse sarebbe anche bastato dire "no va bene così", ma tu sai (in cuor tuo) che stavano provando a dividervi e anche per questo non c'hai pensato molto.

Stai per andare a Cannes, non ci vuoi andare, avrai mal di stomaco tutto il tempo.
Non riesci a schiodarti il pensiero di vederti per cosa gli altri possono pensare di te.
Manco avessi ammazzato due gemelli di quattro anni e bevuto il loro sangue, e col fegato c'hai fatto la pajata.

Hai visto quel contenuto in cui una tizia dice che noi viviamo dell'idea che gli altri hanno di noi.
Ognuno ha la sua, di me, e di tutti quelli che conosce, boh che penseranno.

Ti sei sentito dire "tu non sei abizioso".
Appena l'ho sentito ti è venuto quasi da piangere come se a dirtelo (che era comunque un cojone) una persona non avesse capito l'evirazione che m'hanno fatto due anni fa, di come m'hanno cotto, fatto lo scalpo, masticato e sputato, gettato nell'umido, solo perchè volevo mettercela tutta nel cercare di fare bene e meglio.
Fosse vero? Hai perso l'ambizione. Magari campi meglio.


Boh

giovedì 5 febbraio 2026

La crudeltà si diverte con chi è (stato) stronzo.

 

Come se tu non fossi tu (parlando a se stessi in seconda persona), ci sono poche cose di cui rammaricarti quando hai pedissequamente seguito la regola scritta da I pinguini Tattici Nucleari" che, senza manco farti fiatare dicono:
" Imparerò che è impossibile salvarsi, per chi passa una vita ad auto sabotarsi".

Ora ammettiamo (plurale maiestatis) che non c'è stato effettivamente un atto continuo in questo senso, è più una radicata e congenita difficoltà di non saper risolvere i sospesi, ma ad ogni modo (ad oggi) il traguardo non è lontano come anni fa ma non ancora raggiunto.

Però, ecco, un punto va comunque considerato, che quando crudeltà vuole essere crudele, sì, lei sa come farlo. A volte anche due volte, RI-girando il dito nella piaga (fresca-cottura media-non lo so).

In una sera piovosa dove un aperitivo doveva solo far inglobare dei pensieri pesanti dentro le bollicine, lei, crudeltà, ti propone il secondo atto di "hai dimenticato ciò che dovevi? Perchè i chilometri stanno per diminuire, ma anche se arriveranno a zero, le punte dei piedi non saranno rivolte al tuo naso. Capito?"

Inoltre, crudeltà, non è contenta, e la persona che dovrebbe solo farti fare due risate, senza saperlo ti chiede, ti chiede cose, cerca e vuole risposte, e tu diventi una mezza specie di stoccafisso che ringrazia (in quel momento) che il corpo umano è quasi del tutto simmetrico, due gambe, due orecchie, due emisferi, tali per cui (almeno nell'ultimo caso) puoi ascoltare e pensare a destra una cosa e a sinistra l'altra. Ma l'unione corticale ( non so se si dice così) ha in comune il fatto di scegliere una faccia di sabbia e un un balbettio dal ritmo (spero di no) sospetto.

Pensare ed ascoltare, ascoltare e pensare, essere costretti a lasciar entrare nelle orecchie tantissimi appellativi che mai avresti accostato al soggetto della conversazione, essere costretti ad usare una voce che viene dal centro esatto del petto non per coprire gli insulti ma per difendere la cosa più primordiale del mondo, i sentimenti che avevi, la visione delle cose che avevi.
Ma fa bene farlo? Fa bene farlo ad oltranza?
Mi chiedevo anche questo mentre la voce non faceva altro che ripetere "oh Dio, e adesso? E adesso, Dio, boh, Dio, no, Dio". 
Forse gli sarà squillato il telefono ieri sera a Dio, ma sicuro c'ha altro da fare.

Ascoltare, e sperare, sperare che la conversazione giri altrove, meglio, finisca, per aprire altri argomenti. Che poi succede, ma una volta che il caffè è caduto sulla camicia, la macchia non si toglie subito (ecco), quindi "avoja a chiacchierà".

Uscendo e tornando a casa, la sola domanda che ti viene da farti è: "ma perchè a me?", seguito da "ma che cazzo avrò mai fatto di male?", seguito da "ma perchè io lo sapevo, e, alla fine ci so cascato con tutti i piedi?"

E poi insieme alla pioggia sono cadute anche le domande più esistenziali, quelle domande "rotteinculo", tipo: "ma perchè non so capace a cancellà ste cose in due ore? Perchè a cicli di 3-5 anni?" Ma che è ? "Ma che ho?" Ma chi sei?" "Ma che vuoi?".
La risposta è ovviamente: niente.

Colpa di "chiedi a Diego, lui ti può dire".
Colpa di crudeltà.
Colpa di incapacità.
Colpa di tutti e di nessuno. È semplicemente così. E nessuno può farci un cazzo di niente.

Quindi per quanto io sia tanto stupido (oltra ad una serie di altre cose) la faccenda sta così e non capisco perchè mi viene da scriverlo, però lo scrivo:

se tu leggi sta cosa (ancora)
e tu, hai capito chi sei
sappi che (pur capendone il fine)
il modo in cui stai entrando
ha fatto incazzare gente
la stessa gente che 
troverai lì
e che non ha nelle orbite 
le mie stesse pupille,
e, tu, come me
non sei capace a suscitare 
simpatia
a primo impatto.
Addolcisciti, perchè se la grinta per l'amore ti ha riportato qui
è bellissimo
ma non tutti la capiscono
e si tengono solo il giramento di palle.
Quindi prova a sembrare simpatic.


Maledetto me che non so essere cattivo. Mai.


mercoledì 28 gennaio 2026

Ricerca musicale inutile.

 

Qualcuno ha mai pensato che quando si dice, o dici "questa cosa non la dimenticherò mai", potrebbe avere due effetti uguali e contrari legati al fatto che davvero quella cosa non la potresti dimenticare mai?

Che succede se ricordarla non fa mai, o più, bene, eppure, non riesci a dimenticarla. più, davvero, mai?.
No perchè quando una cosa davvero non riesci a dimenticarla manco se ti ci metti d'impegno, allora vuol dire che, senza alcun dubbio, ogni volta che ti verrà in mente non ti farà bene riviverla.

Questo lo dico solo perchè di solito la frase "questa cosa non la dimenticherò mai" viene legata il più delle volte a cose belle, vissute così, appunto, belle (anche se non è italiano me ne sbatto la minchia) che poi quando, invece, si trasformano in tutta un'altra cosa, allora, poi, a ritroso, pensi, porco il cazzo ma io adesso sta cosa vorrei dimenticarmela.
Ma non puoi.
O, non ce la fai. Perchè "questa cosa non me la dimenticherò mai".

Quindi ecco, la coerenza alla fine è importante no? Alla coerenza sono sempre legati valori o considerazioni positive.
Quindi ecco, siate felici quando non riuscite a dimenticare una cosa che vorreste dimenticare, perchè alla fine, ecco, fa bene.

Parole che odio:

Bene, detto con le e chiusa.
Bene, con le chiusa, una cosa che vorrei dimenticare, sopratutto se legata a tutta la sua frase:
"Dico bene con le e aperta, come te, e non si dice così, si dice bene (con le chiusa)".

giovedì 4 dicembre 2025

SPOTIFY WRAP 2025

 

È divertente se la guardi come un gioco, la wrap che ti manda Spotify da qualche anno, a fine anno.
Pecatto che, io
non so prendere a ridere. Soprattutto quando si tira le somme di qualcosa.
La wrap dice che musicalmente parlando ho 51 anni. E non me ne frega un cazzo perchè (per me) è indice del fatto (secondo me in modo inequivocabile) che la musica "giovane" di oggi fa schifo al cazzo e, come dico sempre, la generazione degli anni 90 non avrà un cazzo da ricordare.
Grazie a Dio sono nato negli anni 80.

Però è più il secondo punto che solleva pensieri, forse utili. Ma sicuramente no.
La terza canzone che ho ascoltato di più quest'anno, che scende di una posizione rispetto al 2024 è "Amaro" dei Pinguini Tattici Nucleari (unico gruppo musicale che qualche pelo me rizza, anche più di uno).

La sola cosa che volevo dire è che, alla fine, il verso migliore e peggiore di quella canzone è:
"Ma basta che mi pensi, quando fuori piove"

e il punto di riflessione è il modo in cui le cose col tempo possono o non possono cambiare, perchè esiste una certa differenza nel dirsi o dire:

 "sì" a me starebbe bene così, a me basta che mi pensi,

o dire

"no! Col cazzo che a me basta così",

e da quel momento capire se accettare che non sarà mai più davvero così, e realizzare che forse per volere di più si può lasciare ciò che non può essere nostro

o 

sottometterti al fatto che, suppur non andandoti bene, non accontentandoti di quello, pensi di essere così forte, da saper sbattere la testa al muro in eterno, e vivere del fatto che non lo avrai mai e vivere di quei tonfi sordi violenti e inutili. Ma puri.

Mica lo so se si capisce sta cosa, ma sono sicure del fatto che non me ne frega un cazzo se non capirlo siano gli altri.

Comunque in quel "basta che mi pensi" c'è tutta la sfigaggine dei Pinguini Tattici nucleari e tutta la verità dietro al fatto che nessuno di loro è mai stato invitato alle feste, alle superiori, o che, nessuno di loro, abbiamo mai scopato con una fica vera della scuola.
Ed io li amo - profondamente - per questo.

mercoledì 26 novembre 2025

Odio l'estate. Un post sul malessere da pandoro.

 

C'è stato un momento della tua vita (che forse non ricordi più) in cui il Natale ha iniziato a non piacerti più.
Questa cosa, da quel momento, non è mai più cambiata.

La cosa che più ti infastidisce, però, è che a ricordartelo non è il calendario o il prematuro quanto osceno tentativo di tutti i brand di farlo cominciare a metà Novembre, ma quell'odore dell'aria.

Mortaccisua la senti che è diversa. Non è come quando respiri l'aria di montagna, non è più sottile o pesante, è forse poco più fredda ma- grazie al cazzo- è Dicembre (che t'aspetti?).
Il punto è che ha un'odore suo, non è che il vento trascina l'odore del caramello fuso o dei dolci in giro - giuro- non è quello, è proprio l'odore dell'aria.
Impossibile? Cazzi degli altri io lo sento, punto e basta.
Sa di -mortaccisua- bontà. Mi fa venire in mente Graffignano, e non so perchè.
Mi viene in mente, più precisamente, Via Appello, a Graffignano.
E divento pazzo, e mi sta sul cazzo subito.
Forse, probabilmente, l'associazione è legata all'infanzia, all'adolescenza, alla sua leggerezza - passata, bellamente svanita - che ovviamente è rimasta in quel tempo, in quella via, in quel paese. E non è che se ci torno la riprovo, anzi è peggio, ogni anno è peggio.

Odio il Natale, proprio lo odio.
Non è mai come dico io.
Odio le lucette. Vorrei passasse in due minuti.
Fosse una persona vorrei mi picchiasse e che avessi un cellulare per riprenderlo mentre mi mena così lo mando in galera e non esce più.
Mi stanno sul cazzo le cene "prima di Natale", i bacetti, la tombola, le cartelle della tombola e quelli che chiedono trecento volte se è uscito un numero - che ovviamente non è uscito-.

Mi sta sul cazzo perchè non è mai come dico io.
Da un bel pò, mai come dico io, cioè come lo vorrei.
Cioè anzi, è come vorrei che fosse per tutto quello che - vaffanculo - che due coglioni mi gira intorno. Ma non per come vorrei sentirmi io.

Il punto - sicuro - non è il Natale che mi sta sul cazzo, è che se di base non ti senti sempre come vorresti sentirti le situazioni più delicate dell'anno (non situazioni ma periodi) te lo fanno notare di più.

Bene, che meraviglia.
Grazie periodo di Natale, bello sei.
Passa e vattene affanculo al prossimo anno. Tanto tornerai.
Uno dei due vincerà. Non sarò io. 



giovedì 25 settembre 2025

Ubriaco, ubriaca e un messaggio mentre fuori piove.

 


Justin Timberlake cantava- e secondo me quando fa i concerti la canta ancora- What goes around comes around.

Questo post non è un post di vendetta, non è esce vincitore nessuno, nè a breve termine nè alla lunga. Solo che è successa questa cosa, che considerando la mia vita non è poi così avulsa, e come al solito non sono riuscito a prenderla e ha lasciarla scivolare.
Siamo arrivati al punto che non è solo una cosa che imparo o noto, adesso minimo sono due o tre.


Passiamo all'impersonale, così non è mai chiaro se me la sto inventando, se mi è successa o se qualcuno me l'ha raccontata. Anche se nell'introduzione sembra evidente che sia successa a chi scrive, il tutto, potrebbe essere già stato premeditato.
Uh-suspance. Uhm.


Torniamo indietro nel tempo, qualche anno fa.
Due ragazzi fidanzati partono e vanno in vacanza. Il giorno prima di partire uno dei due capisce che ha preso una tuonata fotonica per un'altra persona. Nella vacanza cerca la via per poterne uscire. Durante la vacanza non c'è alcun contatto tra la persona che preso la sbronza d'amore illeggittimo e la persona illegittimamente amata. Fino a qualche giorno dal ritorno, quando la illegittimamente amata, si fa viva. In realtà lo aveva fatto anche all'inizio. Ma va bè.

Tornati dalla vacanza, l'ubriaco stordito non regge botta. Una mattina prende il coraggio e, comunque dispiaciuto, molla la bomba. La storia inizia il suo percorso di fine. Ubriaco però non dice la vera verità.

Nel silenzio e nell'ombra-dove strisciano le vipere e i vili- vergognati ma felici, l'ubriaco e la dichiarata ubriaca iniziano a sbaciucchiarsi.

Passo poco, perchè (non colpo di scena di per lui ubriaco che sapeva, ma per voi che leggete) ubriaca parte per altro città/Paese. Perchè? Lavoro e vita sentimentale ufficiale (ubriaca ha qualcuno che dovrebbe amare senza altre intrusioni).

Una volta raggiunto il nuovo Paese ubriaca con grande coraggio molla il suo amore ufficiale.
Ubriaca dice di sentire tanto di più di quello che sente per amore ufficiale.
Eppure, dopo un paio di mesi.
Ubriaca con parole dritte e semplici, chiede spazio ad ubriaco.
Non per gli alcolisti una storia con un bar così lontano tra di loro.

Lacrime di sale dagli occhi, gocce amare di xanax dalla boccetta.

Passano anni.
Ubriaco resiste a tentazioni. Ubriaco cede solo una volta. Ubriaco resta fermo e lascia che il tempo faccia il suo corso.

Giorni nostri.

Ubriaco e la sua ex fidanzata sono ora davvero amici. Bello non perdersi del tutto.
La sua ex fidanzata vive ora di un amore tutto nuovo e più bello che mai. Evviva.

Ex fidanzata scrive ad ubriaco un messaggio:

Ciao, ma tu conosci ubriaca (nome e cognome), le sto facendo un colloquio.
Vuole tornare qui.
Perchè
Il
Marito
Lavoro qui.


Riavvolgiamo il nastro e troviamo il punto di incontro dei pensieri.
Punto uno: il destino sa come tornare in pari in qualche modo, perchè ex fidanzata non ha mai davvero saputo la verità, e così, pur non sapendo (per quanto assurde siano le combinazioni) ha in qualche modo schiaffeggiato ubriaco (non che si sia strappato i capelli alla notizia, ma per qualche secondo il respiro s'è fatto pesante).
Punto due: non lo so, ci sto ancora ragionando o forse è ancora troppo presto per scriverlo.

Ma davvero ci si sposa in due anni?
Uhm.