giovedì 5 febbraio 2026

La crudeltà si diverte con chi è (stato) stronzo.

 

Come se tu non fossi tu (parlando a se stessi in seconda persona), ci sono poche cose di cui rammaricarti quando hai pedissequamente seguito la regola scritta da I pinguini Tattici Nucleari" che, senza manco farti fiatare dicono:
" Imparerò che è impossibile salvarsi, per chi passa una vita ad auto sabotarsi".

Ora ammettiamo (plurale maiestatis) che non c'è stato effettivamente un atto continuo in questo senso, è più una radicata e congenita difficoltà di non saper risolvere i sospesi, ma ad ogni modo (ad oggi) il traguardo non è lontano come anni fa ma non ancora raggiunto.

Però, ecco, un punto va comunque considerato, che quando crudeltà vuole essere crudele, sì, lei sa come farlo. A volte anche due volte, RI-girando il dito nella piaga (fresca-cottura media-non lo so).

In una sera piovosa dove un aperitivo doveva solo far inglobare dei pensieri pesanti dentro le bollicine, lei, crudeltà, ti propone il secondo atto di "hai dimenticato ciò che dovevi? Perchè i chilometri stanno per diminuire, ma anche se arriveranno a zero, le punte dei piedi non saranno rivolte al tuo naso. Capito?"

Inoltre, crudeltà, non è contenta, e la persona che dovrebbe solo farti fare due risate, senza saperlo ti chiede, ti chiede cose, cerca e vuole risposte, e tu diventi una mezza specie di stoccafisso che ringrazia (in quel momento) che il corpo umano è quasi del tutto simmetrico, due gambe, due orecchie, due emisferi, tali per cui (almeno nell'ultimo caso) puoi ascoltare e pensare a destra una cosa e a sinistra l'altra. Ma l'unione corticale ( non so se si dice così) ha in comune il fatto di scegliere una faccia di sabbia e un un balbettio dal ritmo (spero di no) sospetto.

Pensare ed ascoltare, ascoltare e pensare, essere costretti a lasciar entrare nelle orecchie tantissimi appellativi che mai avresti accostato al soggetto della conversazione, essere costretti ad usare una voce che viene dal centro esatto del petto non per coprire gli insulti ma per difendere la cosa più primordiale del mondo, i sentimenti che avevi, la visione delle cose che avevi.
Ma fa bene farlo? Fa bene farlo ad oltranza?
Mi chiedevo anche questo mentre la voce non faceva altro che ripetere "oh Dio, e adesso? E adesso, Dio, boh, Dio, no, Dio". 
Forse gli sarà squillato il telefono ieri sera a Dio, ma sicuro c'ha altro da fare.

Ascoltare, e sperare, sperare che la conversazione giri altrove, meglio, finisca, per aprire altri argomenti. Che poi succede, ma una volta che il caffè è caduto sulla camicia, la macchia non si toglie subito (ecco), quindi "avoja a chiacchierà".

Uscendo e tornando a casa, la sola domanda che ti viene da farti è: "ma perchè a me?", seguito da "ma che cazzo avrò mai fatto di male?", seguito da "ma perchè io lo sapevo, e, alla fine ci so cascato con tutti i piedi?"

E poi insieme alla pioggia sono cadute anche le domande più esistenziali, quelle domande "rotteinculo", tipo: "ma perchè non so capace a cancellà ste cose in due ore? Perchè a cicli di 3-5 anni?" Ma che è ? "Ma che ho?" Ma chi sei?" "Ma che vuoi?".
La risposta è ovviamente: niente.

Colpa di "chiedi a Diego, lui ti può dire".
Colpa di crudeltà.
Colpa di incapacità.
Colpa di tutti e di nessuno. È semplicemente così. E nessuno può farci un cazzo di niente.

Quindi per quanto io sia tanto stupido (oltra ad una serie di altre cose) la faccenda sta così e non capisco perchè mi viene da scriverlo, però lo scrivo:

se tu leggi sta cosa (ancora)
e tu, hai capito chi sei
sappi che (pur capendone il fine)
il modo in cui stai entrando
ha fatto incazzare gente
la stessa gente che 
troverai lì
e che non ha nelle orbite 
le mie stesse pupille,
e, tu, come me
non sei capace a suscitare 
simpatia
a primo impatto.
Addolcisciti, perchè se la grinta per l'amore ti ha riportato qui
è bellissimo
ma non tutti la capiscono
e si tengono solo il giramento di palle.
Quindi prova a sembrare simpatic.


Maledetto me che non so essere cattivo. Mai.


mercoledì 28 gennaio 2026

Ricerca musicale inutile.

 

Qualcuno ha mai pensato che quando si dice, o dici "questa cosa non la dimenticherò mai", potrebbe avere due effetti uguali e contrari legati al fatto che davvero quella cosa non la potresti dimenticare mai?

Che succede se ricordarla non fa mai, o più, bene, eppure, non riesci a dimenticarla. più, davvero, mai?.
No perchè quando una cosa davvero non riesci a dimenticarla manco se ti ci metti d'impegno, allora vuol dire che, senza alcun dubbio, ogni volta che ti verrà in mente non ti farà bene riviverla.

Questo lo dico solo perchè di solito la frase "questa cosa non la dimenticherò mai" viene legata il più delle volte a cose belle, vissute così, appunto, belle (anche se non è italiano me ne sbatto la minchia) che poi quando, invece, si trasformano in tutta un'altra cosa, allora, poi, a ritroso, pensi, porco il cazzo ma io adesso sta cosa vorrei dimenticarmela.
Ma non puoi.
O, non ce la fai. Perchè "questa cosa non me la dimenticherò mai".

Quindi ecco, la coerenza alla fine è importante no? Alla coerenza sono sempre legati valori o considerazioni positive.
Quindi ecco, siate felici quando non riuscite a dimenticare una cosa che vorreste dimenticare, perchè alla fine, ecco, fa bene.

Parole che odio:

Bene, detto con le e chiusa.
Bene, con le chiusa, una cosa che vorrei dimenticare, sopratutto se legata a tutta la sua frase:
"Dico bene con le e aperta, come te, e non si dice così, si dice bene (con le chiusa)".

giovedì 4 dicembre 2025

SPOTIFY WRAP 2025

 

È divertente se la guardi come un gioco, la wrap che ti manda Spotify da qualche anno, a fine anno.
Pecatto che, io
non so prendere a ridere. Soprattutto quando si tira le somme di qualcosa.
La wrap dice che musicalmente parlando ho 51 anni. E non me ne frega un cazzo perchè (per me) è indice del fatto (secondo me in modo inequivocabile) che la musica "giovane" di oggi fa schifo al cazzo e, come dico sempre, la generazione degli anni 90 non avrà un cazzo da ricordare.
Grazie a Dio sono nato negli anni 80.

Però è più il secondo punto che solleva pensieri, forse utili. Ma sicuramente no.
La terza canzone che ho ascoltato di più quest'anno, che scende di una posizione rispetto al 2024 è "Amaro" dei Pinguini Tattici Nucleari (unico gruppo musicale che qualche pelo me rizza, anche più di uno).

La sola cosa che volevo dire è che, alla fine, il verso migliore e peggiore di quella canzone è:
"Ma basta che mi pensi, quando fuori piove"

e il punto di riflessione è il modo in cui le cose col tempo possono o non possono cambiare, perchè esiste una certa differenza nel dirsi o dire:

 "sì" a me starebbe bene così, a me basta che mi pensi,

o dire

"no! Col cazzo che a me basta così",

e da quel momento capire se accettare che non sarà mai più davvero così, e realizzare che forse per volere di più si può lasciare ciò che non può essere nostro

sottometterti al fatto che, suppur non andandoti bene, non accontentandoti di quello, pensi di essere così forte, da saper sbattere la testa al muro in eterno, e vivere del fatto che non lo avrai mai e vivere di quei tonfi sordi violenti e inutili. Ma puri.

Mica lo so se si capisce sta cosa, ma sono sicure del fatto che non me ne frega un cazzo se non capirlo siano gli altri.

Comunque in quel "basta che mi pensi" c'è tutta la sfigaggine dei Pinguini Tattici nucleari e tutta la verità dietro al fatto che nessuno di loro è mai stato invitato alle feste, alle superiori, o che, nessuno di loro, abbiamo mai scopato con una fica vera della scuola.
Ed io li amo - profondamente - per questo.

mercoledì 26 novembre 2025

Odio l'estate. Un post sul malessere da pandoro.

 

C'è stato un momento della tua vita (che forse non ricordi più) in cui il Natale ha iniziato a non piacerti più.
Questa cosa, da quel momento, non è mai più cambiata.

La cosa che più ti infastidisce, però, è che a ricordartelo non è il calendario o il prematuro quanto osceno tentativo di tutti i brand di farlo cominciare a metà Novembre, ma quell'odore dell'aria.

Mortaccisua la senti che è diversa. Non è come quando respiri l'aria di montagna, non è più sottile o pesante, è forse poco più fredda ma- grazie al cazzo- è Dicembre (che t'aspetti?).
Il punto è che ha un'odore suo, non è che il vento trascina l'odore del caramello fuso o dei dolci in giro - giuro- non è quello, è proprio l'odore dell'aria.
Impossibile? Cazzi degli altri io lo sento, punto e basta.
Sa di -mortaccisua- bontà. Mi fa venire in mente Graffignano, e non so perchè.
Mi viene in mente, più precisamente, Via Appello, a Graffignano.
E divento pazzo, e mi sta sul cazzo subito.
Forse, probabilmente, l'associazione è legata all'infanzia, all'adolescenza, alla sua leggerezza - passata, bellamente svanita - che ovviamente è rimasta in quel tempo, in quella via, in quel paese. E non è che se ci torno la riprovo, anzi è peggio, ogni anno è peggio.

Odio il Natale, proprio lo odio.
Non è mai come dico io.
Odio le lucette. Vorrei passasse in due minuti.
Fosse una persona vorrei mi picchiasse e che avessi un cellulare per riprenderlo mentre mi mena così lo mando in galera e non esce più.
Mi stanno sul cazzo le cene "prima di Natale", i bacetti, la tombola, le cartelle della tombola e quelli che chiedono trecento volte se è uscito un numero - che ovviamente non è uscito-.

Mi sta sul cazzo perchè non è mai come dico io.
Da un bel pò, mai come dico io, cioè come lo vorrei.
Cioè anzi, è come vorrei che fosse per tutto quello che - vaffanculo - che due coglioni mi gira intorno. Ma non per come vorrei sentirmi io.

Il punto - sicuro - non è il Natale che mi sta sul cazzo, è che se di base non ti senti sempre come vorresti sentirti le situazioni più delicate dell'anno (non situazioni ma periodi) te lo fanno notare di più.

Bene, che meraviglia.
Grazie periodo di Natale, bello sei.
Passa e vattene affanculo al prossimo anno. Tanto tornerai.
Uno dei due vincerà. Non sarò io. 



giovedì 25 settembre 2025

Ubriaco, ubriaca e un messaggio mentre fuori piove.

 


Justin Timberlake cantava- e secondo me quando fa i concerti la canta ancora- What goes around comes around.

Questo post non è un post di vendetta, non è esce vincitore nessuno, nè a breve termine nè alla lunga. Solo che è successa questa cosa, che considerando la mia vita non è poi così avulsa, e come al solito non sono riuscito a prenderla e ha lasciarla scivolare.
Siamo arrivati al punto che non è solo una cosa che imparo o noto, adesso minimo sono due o tre.


Passiamo all'impersonale, così non è mai chiaro se me la sto inventando, se mi è successa o se qualcuno me l'ha raccontata. Anche se nell'introduzione sembra evidente che sia successa a chi scrive, il tutto, potrebbe essere già stato premeditato.
Uh-suspance. Uhm.


Torniamo indietro nel tempo, qualche anno fa.
Due ragazzi fidanzati partono e vanno in vacanza. Il giorno prima di partire uno dei due capisce che ha preso una tuonata fotonica per un'altra persona. Nella vacanza cerca la via per poterne uscire. Durante la vacanza non c'è alcun contatto tra la persona che preso la sbronza d'amore illeggittimo e la persona illegittimamente amata. Fino a qualche giorno dal ritorno, quando la illegittimamente amata, si fa viva. In realtà lo aveva fatto anche all'inizio. Ma va bè.

Tornati dalla vacanza, l'ubriaco stordito non regge botta. Una mattina prende il coraggio e, comunque dispiaciuto, molla la bomba. La storia inizia il suo percorso di fine. Ubriaco però non dice la vera verità.

Nel silenzio e nell'ombra-dove strisciano le vipere e i vili- vergognati ma felici, l'ubriaco e la dichiarata ubriaca iniziano a sbaciucchiarsi.

Passo poco, perchè (non colpo di scena di per lui ubriaco che sapeva, ma per voi che leggete) ubriaca parte per altro città/Paese. Perchè? Lavoro e vita sentimentale ufficiale (ubriaca ha qualcuno che dovrebbe amare senza altre intrusioni).

Una volta raggiunto il nuovo Paese ubriaca con grande coraggio molla il suo amore ufficiale.
Ubriaca dice di sentire tanto di più di quello che sente per amore ufficiale.
Eppure, dopo un paio di mesi.
Ubriaca con parole dritte e semplici, chiede spazio ad ubriaco.
Non per gli alcolisti una storia con un bar così lontano tra di loro.

Lacrime di sale dagli occhi, gocce amare di xanax dalla boccetta.

Passano anni.
Ubriaco resiste a tentazioni. Ubriaco cede solo una volta. Ubriaco resta fermo e lascia che il tempo faccia il suo corso.

Giorni nostri.

Ubriaco e la sua ex fidanzata sono ora davvero amici. Bello non perdersi del tutto.
La sua ex fidanzata vive ora di un amore tutto nuovo e più bello che mai. Evviva.

Ex fidanzata scrive ad ubriaco un messaggio:

Ciao, ma tu conosci ubriaca (nome e cognome), le sto facendo un colloquio.
Vuole tornare qui.
Perchè
Il
Marito
Lavoro qui.


Riavvolgiamo il nastro e troviamo il punto di incontro dei pensieri.
Punto uno: il destino sa come tornare in pari in qualche modo, perchè ex fidanzata non ha mai davvero saputo la verità, e così, pur non sapendo (per quanto assurde siano le combinazioni) ha in qualche modo schiaffeggiato ubriaco (non che si sia strappato i capelli alla notizia, ma per qualche secondo il respiro s'è fatto pesante).
Punto due: non lo so, ci sto ancora ragionando o forse è ancora troppo presto per scriverlo.

Ma davvero ci si sposa in due anni?
Uhm.


giovedì 29 maggio 2025

STUDIA CHE T'ARIMANE

 

Mio nonno è morto a 82 anni.
Ha fatto la guerra, forse era fascista, anche se alla fine non gli ho mai sentito dire niente di male su nessuno, manco sugli animali. Ho sempre pensato che amasse stare in disparte, la sua silenziosità, e il fatto che nessuno su questa testa avesse il diritto di rompergli i coglioni. 
A tutela di questo suo indistruttibile diritto lui ricordava sempre la sua età, ogni volta che c'era da ribadire che lui la sua opinione l'aveva espressa e se non ci fosse andata bene, avevamo due soluzioni, accettarla o assecondarla senza essere d'accordo.

Diceva sempre che "l'anima ce l'ha il sambuco". Una pianta, forse quella che da vita alla Sambuca, che ha al suo interno uno spazio vuoto dentro un cilindro di gambo spesso; una specie di Bamboo senza dover prendere un volo di undici ore.

Quando voleva esprimersi sui temi di politica, o stava zitto, o scuoteva la testa. Diceva, per gli Albanesi, che li avrebbe messi tutti in fila spalle al muro e li avrebbe fucilati.
Così ci tramandava le memorie della sua partecipazione alla guerra mondiale. La seconda.

Tornato dalla guerra è entrato in guardia di finanza. Non giocava mai a carte, non prendeva regali da nessuno, e quando è andato in pensione, lui, si è fatto il suo angolo di paradiso.
Si chiamavano "Forme Nove", o "Le Forme Nove". Non ho mai capito se fosse un nome che gli aveva dato lui o se fosse la zona nella quale c'era l'appezzamento di terra brulla, che col tempo trasformò in una specie di fattoria in miniatura.

Mio nonno aveva gli occhi azzurrissimi. Non erano di ghiaccio e nemmeno blu mare profondo, tipo quello delle cartoline dei Faraglioni di Capri. Erano blu, come la tempera disegnata sui contenitori di cartone dei pennarelli. Non aveva più molto capelli e aveva il naso aquilino, si reggeva sui baffetti, stile Hitler. I dettagli non vogliono farvi credere che fosse un malinconico fascista. No, non lo era.
Mio nonno credeva nella terra.
Si addormentava davanti al Gran Premio la domenica.Non parlava mai di calcio. Non parlava mai del passato, mai del lavoro. Si era fatto crescere un'unghia della mano destra in maniera forse esagerata, era lunga spessa e gialla. Diceva che gli serviva per le funi.
Non ho mai saputo come viverla. Dopo trent'anni, però, è un dettaglio che ricordo.
Come quando passo con la 600 Fiat sopra tutta l'infiorata davanti casa perchè lui comunque anche quel giorno sarebbe dovuto andare alla Forme Nove.
Schiaccio tutti i fiori, era domenica, tutto il paese avrebbe fatto il giro delle vie, prime e dopo la processione. Mio nonna, dalla vergogna, non uscì di casa per due tre giorni.
Non è vero, uscì e lo insultò davanti a tutta la via e con il resto delle sue amiche di paese.
Lui visse quelle rimostranze con le spalle di chi ha già sostenuto così tanti pesi che una stronzata del genere gli faceva meno del solletico.
Era burbero e profondo. Raccontava di non giocare a carte perchè una volta un suo amico, durante una partita stava barando, e lui, che non stava comunque giocando, se ne accorse.
Se mai avesse qualche momento di indecisione, questo evento, lo allontanò definitivamente da ogni tentazione.
Non fumava, almeno da quando nacqui io. Ma prima forse sì.
Era il papà di mio papà, il nonno di cui parlo, e non l'ho mai visto parlare col papà di mia mamma. Che anche lui faceva il finanziere. Il paese era, come è, piccolo, loro non si erano antipatici, eppure, mai visti scambiarsi un segno di qualcosa. Non è strano?

Quando andava al bar, guardava in silenzio. Se entravo io al bar mi guardava. Secondo me controllava che mi comportassi bene. Il paese parla, a lui fregava un cazzo del pettegolezzo, ero suo nipote, e dovevo comportarmi bene, e basta.
Non gli piaceva quando al bar giocavo ai videogiochi, diceva che buttavo tutti i soldi che mi dava nonna in quel bar. Parliamo di cinquemila lire in due giorni.
Salutava tutti con la stretta di mano, anche mia sorella più piccola, sempre. Ha cambiato modo dopo che mia nonna è mancata.

Tra le sue frasi più celebri, dopo quella degli albanesi, fu quelli di avvertimento a mia madre, quando mio padre la portò a casa, "fino a quando non ha finito il militare non garantisco niente".
Schietto, diretto, sincero. Delicatezza, accessoria.

Non ricordo che avesse amici. Seppur sforzandomi non ricordo che scendesse sotto casa con mia nonna a parlare con le persone della via. Si metteva in balcone, sulla sdraio, nel silenzio, fissava qualcosa. Pensandoci adesso invidio quella pace. Magari pensava. Non ho mai capito cosa. Di certo dava l'idea di non aver bisogno di nessuno. 
Quando nonna ci dava la busta di Natale, scansava i bacetti, accettava i grazie.
"Mettili via", suggerimento o ordine? Era rivolto anche a mia madre, lo ripeteva "mettiglieli via".

Mio nonno ancora a 80 anni metteva i soldi da parte. Non so come leggerla questa cosa. Giuro non lo so. Senso di immortalità, residui di una vita pensata a doversi preparare sempre al peggio, una incapacità cronica di rilassarsi e lasciarsi andare, estrema purciaria.

Mangiava quintali di Certosino monoporzione. Quel formaggio che sembra tipo crescenza.
Qualunque fosse il pasto, per secondo veniva quello.
Tornava a casa portando spesso delle uova.
A tratti ricordo il timbro e il suono della sua voce. Non ricordo la sua risata. Rideva poco.
Mia nonna lo rimproverava per questo "Tu si n'ignorante che te scampi guarda".
Per coerenza, facendosi scivolare anche questa cosa, non rispondeva.
Lo infastidiva il rumore, troppe risate, la tv alta, dalle 2 alle 4 d'estate si dorme, in corridoio silenzio. Il corridoio era lunghissimo. Che palle dormire il pomeriggio d'estate. Quando sei piccolo.

Una volta l'ho sentito rispondere al telefono "Allò". Mia madre si è pisciata dalle risata per tutto il giorno.
Quando stava per mancare nonna l'ho visto piangere. Non prima di scuoterla sul letto mentre era in coma. Mio papà lo fece portare via.
Ha continuato per qualche mese ad andare comunque alle Forme Nove, ma continua a ripetersi, vado prendo due uova e torno, le metto nell'acqua "tanto ormai so solo".
Sentendo queste parole ricordo di essere stato felice, perchè avevo scoperto chi e dove fosse il suo cuore. Non ero contento per lui, anzi, è stato uno dei periodi più tristi della mia vita, ma vederlo fragile, in quel momento, mi ha insegnato una cosa forse banale, che non c'è coraggio più grande di sapersi mostrare fragili all'amore, alle persone. Saperlo nascondere è semplice.

Quando è mancato in ospedale, mio padre mi disse che vedendo il papa in tv al Vaticano, si fece il segno della croce, mio padre ridendo disse che "ha iniziato a cacarsi sotto".
Perse diversi chili, gli faceva male una spalla ma la calcificazione ossea era lì da almeno vent'anni. Gli mancava mia nonna, era quello il fastidio più grande.

Quando morì, non ricordo persone piangere. Anche mio papà pianse poco o forse niente.
Io all'inizio osservai tutti gli altri e quasi mi attenni a questa accettazione passiva. Aveva 80 e rotti anni, si può morire a quell'età, va bene.
Solo che poi inizia a piangere, prima in ospedale, poi al cimitero.
Ripensavo a "studia che t'arimane", una cosa che mi disse in salotto, non ricordo perchè, non ricordo di cosa si parlasse. Ma so che lui aveva la terza elementare e aveva spinto mio padre a laurearsi.
Oggi quelli che dicono le parole d'impatto direbbero che lui aveva una "visione" delle cose.
Per me, semplicemente, non era un cojone, e piuttosto che far fare la sua vita a tutti noi ha sperato e fatto di tutti per renderci migliori di lui. Credo ci voglia pienezza e pace con se stessi per fare questa cosa, anche quando si è nonno e padre.

Non è il suo anniversario, oggi. Non so manco perchè racconto qui questa storia.
Ma so che in ogni suo lato ombroso purtroppo o per fortuna, io mi ci rivedo.
Forse anche io ho bisogno delle mie Forme Nove, di sicuro mi chiedo che penserebbe del mondo di oggi, mi piacerebbe raccontargli di quello che mi è successo, che mi succede, anche solo per vedere una persona di (ad oggi) cento e rotti anni mi direbbe, oppure anche rivederlo a quell'età e farmi che sono uno scemo e che non avrei e non devo fidarmi mai di nessuno.
Ho paura che mi direbbe così, che mi racconterebbe quella volta del suo amico che aveva le carte nella manica.

Possibile che l'asso nella manica ce l'ha sempre chi tenta di mettertelo nel culo?

giovedì 13 febbraio 2025

"La vita in cui faccio lo scrittore non è questa" (cit Io)





Io boh. Non lo so.
In quello che senza dubbio è stato il peggior anno della tua carriera, così, la vita ha deciso di mettere le cose, forse, in pari. 
Forse perchè quello che è successo era, come è, ingiusto.
Forse perchè vuole, sempre la vita, spingermi a capire che io non sono, solo, il mio biglietto da visita, che non posso e devo continuarmi a vedere come quello che deve (per forza) sempre crescere, salire, arrivare, o forse cerca di educarmi a credere che questa cosa, come altre, io adesso non posso capire perchè è successa, ma devo accettarla col sorriso e vedere dove porta (se porta da qualche parte). Così come ho preso senza sorridere il resto di quello che è successo.

C'è un punto che però non posso non scrivere col il solo scopo di volerlo ricordare, anche se difficilmente, lo dimenticherò.
Eri nel salotto di casa tua, seduto, con la pancia attaccata al bordo del tavolo tondo, avevi la finestra davanti, si vedeva (come si vede sempre) la casetta rosa, e con un'idea (diversa) in testa hai aperto il computer, un documento word e prima di metterti a scrivere, a scriverla, hai detto ad alta voce "ti prego, salvami".
Eri sincero, davvero sincero.
Quindi boh.

Ora, lo presenti tra una settimana.
Ne hai altri due in testa. Sarai così coraggioso da rimetterti lì e scavare?
Forse i libri raccontano e possono avere qualcosa da dire quando un ciclo finisce, perchè certe cose di questa storia (che adesso sarà di tutti quelli che spenderanno 16 euro) tu non potevi saperle quando 15 anni fa l'hai scritta.
Adesso conosci e riconosci i limiti di Matteo, così come quelli di Alice, e di tutto quello che c'è dentro.

Al pensiero di dover leggere qualcosa davanti a tutti ho già la sudarella.
Ma sticazzi.

Mi piacerebbe poter tornare indietro di 15 anni e mettermi vicino a me, che in lacrime, scelgo di cacciare tutto quello che per me era ingiusto e non usciva dal mio corpo e metterlo su un cazzo di word. 
Volevo sapessero tutti cosa aspettarsi, non volevo fare i milioni e vederlo tradotto in 108 lingue, volevo solo "di sta cosa" che stava nella pancia e pesava, come pesa sempre sempre.
L'abbraccerei quel cojone in felpa (sempre col cappuccio) perchè sarà capoccione, sognatore, fissato, scellerato e incasinato, ma vaffanculo se se mette na cosa in testa, lui fa sempre tutto quello che può, poi se la vita je da na mano, alla fine succede.
E io mi piacerò per sempre, anche solo per sta cosa.

Bravo Diego, non te lo dici mai.
Però davvero, "Vomito" sta lì nella pancia. Dai.



E comunque la goduria di quando rileggi una cosa che avevi riscritto, e fa schifo ancora, e t'incazzi, e diventi scemo, e da quella frustrazione ne esci, ed è bello quello che poi hai ri-scritto, è meglio di scopare. Punto. (Non di fare l'amore eh, ma ci si avvicina).