sabato 8 ottobre 2011

Don Chisciotte


Stai ascoltando un pazzo, stai per leggere le righe di una persona poco, o non del tutto, sana. Quello che segue è lo sfogo inaudito di un individuo pieno di paura; il suo rivale, il mostro nel buio, lo schermo, è il tempo.

Inizia all'incirca così: "..Ti prego, fermati..." poi prosegue, con indignazione, un goccio di rabbia e voce tremula gonfia di speranza, come il vento riempie la vela di una barca. Proprio lui, il vento, allontana, quando vuole, ferma. Lascia al palo.

"...Fermati, non voglio..." continua ancora.

Mai del tutto personale è quello che si scrive ma se posso, per una volta, queste parole nel vuoto cercano conforto. Che difficilmente troveranno.
Qualcuno ha detto che la malinconia è poesia. Ci crediamo.

"...Statti fermo dove sei, perfavore...."

Ansia.
Peter Pan cede.
Peter Pan resta da solo.
Quelli al seguito sembrano aver trovato la strada, una strada migliore.
Le cose cambiano, la gente cresce, nascono bambini come funghi, singoli bamboccioni snocciolano il proprio ego per cedere, felicemente, ad una vita che funziona a due poli, costruendo qualcosa che prima non si immaginava nemmeno.

Feste di compleanno che diventano matrimoni.
Matrimoni che diventano battesimi.
Pizze del venerdì che diventano "vieni a cena che ti facciamo vedere casa nuova", appena dentro c'è anche una stanza in più accompagnata da "..questa è per quello che sarà..." occhiolino in allegato. Poi parte la domanda del secolo:

"....ma tu?" che dicono loro
"...chi, io?", che rispondi tu
"...eh, tu!", che dicono loro
"...io?! Eccomi qui..." che dici sorridendo. La prendi larga. Sai chi sei, nessuno te lo deve spiegare.

Sproloquio: amo le cazzate. Fare tardi senza rendere conto. Amo il calcetto otto giorni su sette. Amo fare tardi per lavoro senza dovermi sentire in colpa. Amo me stesso al di sopra di ogni altra maledetta cosa. Sono un cerchio perfetto che si chiude come, quanto e quando lo dico io. Amo uscire dal mio cerchio e rientraci solo come e quando lo voglio io. Amo stringere il mio cerchio per farci entrare tutti o nessuno. Amo il mio cerchio perchè è magico, sicuro, affascinante: attrae, si lascia guardare, posso fartelo osservare, ma non sarà mai tuo. Amo il mio cerchio perchè quando voglio diventa un rettangolo, un quadrato, una linea sottile, una curva infinita per schivare le cose che ostacolano, una retta con la punta, una freccia che si fa strada, in una mela, sulla carta, al centro perfetto dei tuoi desideri; un punto fisso, grande o piccolo come un pianeta lontano, un cerchio che diventa una sfera che rimbalza matta da una parte all'altra, senza mai stancarsi davvero, una palla che rotola, che scappa se rincorsa, che ti segue se sai meritartela, pesante al tuo piede, leggera che viene spinta dal vento, un origami dalle mille forme che cambia come l'acqua, si adatta, e se s'incazza, straripa. Non ci sta dentro, e se non ci stai dentro tu, significa che per me sei fuori. Dal mio cerchio.

Ok, calma. Non c'è fretta. C'è?
E' solo l'ennesimo amico che si sposa. Cazzo te ne frega?
Sì, infatti.









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