Scrivere su un blog dovrebbe essere qualcosa di assolutamente impersonale. Visto che poi lo leggono tutti bisgnerebbe cercare di scrivere qualcosa che possa interessare alla gente, che li spinga il giorno dopo a tornare a leggere, ad affezzionarsi a quello che leggono e, magari, anche a chi scrive. Magari la mattina, mentre bevi il caffè della tua macchinetta e speri che quello che ci sarà da leggere possa essere abbastanza lungo, così da rosicchiare qualche minuto in più dalla tua pausa.
Un blog dovrebbe essere impersonale perchè dovrebbe rappresentare la faccia misteriosa di chi lo scrive, un alter ego in grado di attrarre a se il maggior numero di persone. Questo funziona quando una persona finisce per condividere più i suoi interessi che se stesso, con gli altri. Ecco perchè la rete, alla fine, non sarai mai come la vita vera. Possiamo fingere di essere qualunque cosa, anche di essere interessanti, diventare "opinion leader", ovvero quella persona la cui opinione è più importante di altre.
Eppure, i più grandi libri, le più grandi storie, come le più grandi idee trovano terreno fertile, consenso e approvazione quando partono da dentro e dicono cose che tutti noi sapevamo ma che nessuno aveva mai osato dire. Sbriciolando la paura di aprirsi e rendersi pubblici, carne da macello. Quelle storie che sono come un bambino che alza la mano per parlare e dice qualcosa a cui tutti stavano pensando ma che nessuno, per diversi motivi, aveva semplicemente detto.
Libri che leggendoli ci sembrano parlare di noi, che finiamo per odiare o amare, proprio per questo motivo, perchè ci scoprono, ci fanno sentire vulnerabili, comuni, non speciali, che poi era quello che credevamo di essere fino ad un attimo prima.
La verità è che tutti ci sentiamo un pochino così. Ci fa bene. Queste storie, invece, ci sbucciano, ci sfogliano e magari finiscono anche diversamente da come avremmo voluto.
Che succede quando quando un blog racconta qualcosa di personale?.
Che succede quando si ammette a se stessi di non essere poi così speciali, di essere così uguali a tutti gli altri?.
E che succede quando addirittura si ammette davanti a tutti di essere fallibili?
Lo siamo tutti ma pochi hanno il vero coraggio di ammetterlo. Tutti dicono "posso sbagliare, ma..." è il "ma" che ci frega, la fallibilità personale è sempre legata a delle circostanze da noi non del tutto gestibili, quasi come se, nel caso non ci fossero, non sbaglieremmo affatto.
Dire sì, non sono perfetto. Peggio. Sì sono la più brutta persona che abbia mai conosciuto spiegandone il perchè.
Forse in chi legge si alzerebbe un senso di complicità, magari di amicizia, forse ma solo forse, di amore.
Ascoltare una persona che ci dice di essere fallibile, almeno a me, fa venire voglia di rimboccarsi le mani per aiutarla. Fa capire la semplicità e la schiettezza della persona che abbiamo davanti. Fa venire quasi tenerezza, come quando un bambino con le manine piccole non riesce ad aprire una scatola e ti chiede "mi api" (perchè ancora non sa pronunciare bene la "r") e sentiamo ancora di più la voglia di renderci utili, ma non con un senso di superiorità.
Mi sbaglio? Sì. Come sempre.
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