Nel cuore di Seattle (Stati Uniti) nasce l'idea di una catena di caffetterie (simile ad un fast food) che prende il nome di Starbucks (ispirandosi al celebre racconto di Herman Melville, Moby Dick). Il concetto di prendere il caffè nel cartone, berlo al volo, passeggiando per la city o correndo verso l'ufficio (del resto chi ha più tempo per fermarsi la mattina?). Il concetto è vincente, e il signor Howard Schultz, presidente e amministratore delegato del gruppo, in diversi anni conquista una notevole fetta del mercato della distribuzione al dettaglio di caffè, diversi piccoli bar a gestione familiare chiudono e lui, in diversi anni, apre 8949 punti vendita in tutto il mondo. Il new fast coffee concept prende piede, e la gente "sprint" lo apprezza, tanto che il new york times definisce l'apertura di un punto vendita S. come: " il segnale della gentrification". I punti Sturbucks sono considerati luoghi di aggregazione per ragazzi e giovani lavoratori che trovano grande ispirazione in un ambiente diverso dal loro ufficio, le celebrità lo esaltano facendosi "beccare" con il loro frappuccino preferito e finendo di diritto su celebritystarbucks.com. Poi la recessione, poche vendite e il panico. Il sign. Shultz chiude 600 Sturbucks negli States e la gente, incredibilmente affezionata, si incazza. Nasce spontaneamente saveourstarbucks.com dove gente di ogni tipo si domanda il perchè, altri piangono, alcuni propongono di legarsi davanti alle entrate. Conseguenza ovvia, una petizione e la raccolta firme obbligata.
Alcuni, seppur dispiaciuti, imputano la colpa all'eccessivo prezzo del prodotto, e iniziano a valutare l'idea di ricominciare a prepararselo da soli.
Per noi, in Italia, tutto questo non conta visto che il sign. Shultz dice: " Agli italiani non piacciono le coppe di plastica. Perchè? Non considerano neanche la possibilità di prendere il caffè fuori dal bar, bevendoselo mentre guidano o camminano."
Sveglio sto Shultz.
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