Hai scelto la suoneria più morbida, credendo che potesse rendere la cosa più dolce. A poco è servito. Cerchi il modo per farlo piano piano, ma niente.
Uno stridio che entra nelle orecchie e, come acqua che straripa gli argini di un fiume, entra fin dentro la tua testa, il tuo cuscino vibra. I tuoi occhi, inevitabilmente, verranno accecati dal primo bagliore di luce senza alcun segno di pietà. Non conta se sei stato buono la sera prima, scegliendo di non fare tardi, sarà comunque sempre lo stesso trauma giornaliero. La senti stridere e vorresti che zittisse, shhhh le sussurri, ma lei è lì, l'hai scelta tu, e lei fa solo il suo dovere. Trovi le forze per raggiungerla, per metterla a tacere, illudendoti che avrai ancora cinque minuti, ma ormai l'incantesimo è rotto. Non importa se stavi vincendo la champions, se eri in viaggio, o se, finalmente, stavi uccidendo il tuo vicino rompicoglioni, la vita è un'altra cosa e il freddo delle lenzuola che si alzano dalla pelle è più freddo del suono di un addio. Senza capire come, sei sotto la doccia e ogni goccia ti ricorda tutto quello che avevi lasciato in sospeso il giorno prima.
Tic, tac, fanno le goccie sulla pelle, che chiede di essere svegliata con dolcezza, ma la fretta inaridisce questo suo bisogno come il caldo i petali di rosa. Lo spazzolino detta il ritmo e porta via anche l'ultimo anelito di notte, quel sapore di fuga, a volte dolce a volte amara. Uno schiaffo e sei sul bus, e il vetro ti ricorda che intorno a te, tutti strillano e vorresti che fossero muti.
"Doooohn" dice il Mac quando si accende, e suona tanto come il "Gong" della ripresa di un'incontro di pugilato.
Tutto scorre così veloce, che sembra ancora di sognare, sono quì senza capire come ho fatto, quasi non mi ricordo più nemmeno da quanto sono in piedi. Forse sono ancora nel mio letto, sopito, forse rapito, a quando avevo chiesto a me stesso sussurrandomi "dai...ancora cinque minuti..."
E tu, a che ora ti alzi la mattina?
Ma soprattutto, a che fottuta ora devi essere in ufficio?
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